Apologo voltairiano

Strana gente, gli Allobrogi. Un po’ chiusi, gelosi delle proprie credenze (come del resto accade a molti), ma anche ricchi d’idee e d’invenzioni belle, spesso affascinanti. Per secoli, cretini e prepotenti d’ogni risma fecero della loro fragile diversità facile bersaglio su cui deviare la altrimenti pericolosa rabbia dei poveracci. Un giorno, alcuni Allobrogi pensarono che fosse una buona idea, piuttosto che continuare a combattere cretineria e prepotenza insieme con tutti, fare un po’ i cretini e i prepotenti per proprio conto, con tanto di confini e di armi, in un paese tutto per loro che essi designarono con l’antico e mitico nome di Gaòn, essendo perciò da allora chiamati Gaonisti.

Una tale idea venne loro in mente nel tempo meno adatto, cioè mentre la cretineria e la prepotenza crescevano nel mondo in mezzo a tante altre cose buone e cattive per assumere dimensioni sempre più chiaramente mostruose, rivolgendosi innanzitutto – come tante volte in passato – contro tutti gli Allobrogi, cattivi e buoni, vecchi e giovani e giovanissimi, Gaonisti e non (soprattutto non), i quali finirono per essere atrocemente sterminati in numero immenso. Gli sterminatori, in virtù degli sforzi e del sacrificio di moltissime persone, soprattutto poveracce, fecero poi la butta fine che meritavano, e per un momento sembrò che prepotenza e cattiveria fossero per essere definitivamente bandite dalla faccia della terra affratellata. I Gaonisti, però, si tennero affezionati alla loro vecchia idea e anzi trassero dalla vicenda argomenti per sostenerla. Convinsero così un buon numero di Allobrogi che fosse piuttosto il caso di concentrarsi definitivamente su Gaòn, prenderne possesso, coltivarvi una cretineria e una prepotenza tutte loro (quindi giustificate per definizione) e disinteressarsi di qualunque cosa fosse poi del mondo intorno a loro salvo assicurare, comunque, che nulla minacciasse la loro preda.

Gaòn, in effetti, era tutt’altro che disabitata. Vi abitavano tanti poveracci i quali in parte si erano lasciati incantare dalle solite cretinerie antiallobrogiche, ma in parte non meno significativa amavano soprattutto stare in pace e tutt’al più farla finita con la cattiveria e la prepotenza nel loro paese e ovunque insieme con tutti i poveracci del mondo, compresi i poveracci allobrogi con i quali (stringendosi un po’ ma non troppo) si trovassero a vivere insieme. La scena fu invece totalmente presa dalla cretineria e dalla prepotenza – quelle locali e quelle allobrogiche – ben liete come sempre e ovunque di venire alle mani tra loro.

La vittoria andò alla prepotenza allobrogica, e anche da ciò ebbe origine lo Stato di Gaòn, non come libera organizzazione della comunità allobrogica convivente in saggia e coltivata concordia con altri abitanti del paese, ma come prepotenza organizzata tesa a impadronirsi di case, terre e memorie altrui, e a trattare come stranieri indesiderati tutti coloro che non fossero Allobrogi per stirpe, in uno spazio sempre più vasto.

Ai margini di un tale spazio, o anche entro i suoi confini (non chiariti pubblicamente ma chiarissimi per i Gaonisti che li presidiavano sempre più innanzi con armi di straordinaria potenza) si formò pertanto tutto un brulicare di poveracci quasi impediti a muoversi e a respirare. Stretti, cioè, tra altissimi e lunghissimi muraglioni, da una parte, e dall’altra ancora confini incerti ma mortali e armate in azione, in una parte del mondo dove la cretineria e la prepotenza stabilirono un rissoso ma implacabilmente diffuso, speciale, dominio. Un dominio che i Gaonisti sempre videro con favore come preferibile a un ordine pacifico che, dovendo essere concordato e organizzato, avrebbe verosimilmente messo in discussione la loro determinazione di fare comunque di testa propria in modo assolutamente sovrano.

Un tale brulichio umano incarcerato a cielo aperto, talvolta, batteva i pugni contro le sbarre, gridando. Gli si sparava addosso.

Raffaele D’Agata



Categorie:Uncategorized

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